{"id":2104,"date":"2022-02-22T10:15:10","date_gmt":"2022-02-22T09:15:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.apa-alessano.com\/?p=2104"},"modified":"2022-02-22T10:15:10","modified_gmt":"2022-02-22T09:15:10","slug":"bianco-dalessano-vitigno-ritorno-al-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.apa-alessano.com\/?p=2104","title":{"rendered":"BIANCO D&#8217;ALESSANO, VITIGNO: RITORNO AL FUTURO"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/4B.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2105 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/4B-300x37.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"37\" srcset=\"https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/4B-300x37.png 300w, https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/4B.png 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>Bianco d\u2019Alessano, vitigno back to future<\/strong><\/span><a href=\"https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/2b.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2106 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/2b-172x300.jpg\" alt=\"\" width=\"172\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/2b-172x300.jpg 172w, https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/2b.jpg 588w\" sizes=\"auto, (max-width: 172px) 100vw, 172px\" \/><\/a><strong>FRANCESCO GRECO &#8211;\u00a0<\/strong>Questa \u00e8 una storia che riecheggia le radici magno-greche di Terra d\u2019Otranto, sospese fra odissea e anabasi. Si racconta del dolce ritorno a casa di una pianta, un vitigno di uva da vino che per secoli \u00e8 vissuto a due passi da Jonio e Adriatico, fruttandosi perci\u00f2 di sale e di nostoi, di epos e di leggende, e poi, per quei barocchismi che la storia spesso offre, si era quasi estinto in loco per emigrare in altre lande e continuare a illuminare il sorriso, la vita, la convivialit\u00e0, la tavola degli uomini e degli d\u00e8i.<br \/>\nPerch\u00e9 dalla Terra d\u2019Otranto non vanno via solo le persone migliori in cerca di pane e dignit\u00e0, ma anche le piante. Il bianco d\u2019Alessano, per esempio.<br \/>\nAnni fa il biologo Francesco Minonne, Unisalento, aveva raccolto qualche propaggine sopravvissuta fra ulivi ancora vivi e tabacco, e provato a far rivivere il vitigno.<br \/>\nAd Alessano Raimondo Massaro aveva aperto un\u2019enoteca, su via Scipione Sangiovanni, chiamandola appunto col nome del celebre vitigno. Ora un ingegnere, Giacomo De Vito e un medico di base, Giuseppe Monaco, hanno trovato nel Barese e messo a dimora un po\u2019 di piantine e del \u201cbianco\u201d (registrato dal Ministero delle Politiche Agricole nel 1970) si \u00e8 tornati a parlare.<br \/>\nDe Vito ha trovato vivo interesse sul tema nel sindaco di Alessano, Osvaldo Stendardo e l\u2019assessore al turismo, Paolo Marasco. \u201cPotrebbe essere l\u2019idea vincente per rivitalizzare il territorio desertificato dalla piaga della xylella\u201d, osserva acutamente il prof. Antonio Negro.<br \/>\nUn \u201cback to future\u201d anche come tecnica di coltura: nel passato, si metteva a dimora la vigna e gli ulivi e finch\u00e9 questi arrivavano a produzione, i vitigni, pi\u00f9 veloci, sostenevano l\u2019economia delle famiglie contadine e il vino rallegrava la vita dei suoi coltivatori.<br \/>\n<strong>Ing. De Vito, com\u2019\u00e8 cominciato il ritorno del Bianco d\u2019Alessano?<\/strong><br \/>\n&#8220;Siamo stati solleticati nell\u2019orgoglio di campanile da un nostro amico di Milano, l\u2019architetto Gigi Capriolo. Il 24 settembre scorso aveva ascoltato in tv, nel programma di Antonella Clerici \u201cE\u2019 sempre Mezzogiorno\u201d, l\u2019enogastronomo Andrea Amadei decantare le peculiarit\u00e0 dei vini bianchi pugliesi, \u201crari in una terra rossa, circondata dal mare e in particolare le uve che costituiscono il Tridente della Valle d\u2019Itria\u201d, nominava il \u201cBianco d\u2019Alessano\u201d come uno dei tre componenti essenziali del \u201cLocorotondo superiore Bianco Doc\u201d, insieme alla Verdeca e al Fiano Minutolo.<br \/>\nL\u2019architetto, esperto e conoscitore appassionato del territorio salentino, anche di Alessano, dove nel lontano 1996 aveva preso parte a un convegno, meravigliato e in tono di bonario rimprovero, ci chiedeva conto del nostro silenzio su un tale gioiello del nostro paese e della nostra ignoranza in materia&#8221;.<a href=\"https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3b.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2107 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3b-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3b-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.apa-alessano.com\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/3b.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><strong>Una provocazione che \u00e8 stata raccolta da voi in loco\u2026<br \/>\n<\/strong>&#8220;E\u2019 bastato per mettersi alla sua ricerca e assumersi l\u2019impegno di \u201criportarlo a casa\u201dInfatti, dopo qualche settimana, veniva intervistato Giuliano Rizzo, l\u2019ultimo viticoltore del \u201cBianco d\u2019Alessano\u201d e si scopriva che fino agli anni \u201970 esisteva una vigna di Pompeo Torsello dove si potevano trovare gli ultimi \u201cgrappoli\u201d in contrada \u201cMunti\u201d, zona \u201cAspri\u201d sul plateau e nelle vicinanze della Serra dei Cianci, zona S.I.C. (Sito di Importanza Comunitaria)&#8221;.<br \/>\n<strong>Spieghiamo meglio il background\u2026<br \/>\n<\/strong>&#8220;In quegli anni Rizzo si procurava da Pompeo Torsello i virgulti, li faceva innestare su barbatelle di Otranto con passione e fatica, tanto da recarsi prima ancora dell\u2019alba a Novoli per portare con s\u00e9 gli \u201desperti innestatori\u201d e poter realizzare un vigneto con sistema a \u201cspalliera\u201d del \u201cBianco d\u2019Alessano\u201d, nelle vicinanze della strada provinciale \u201cDonnamilla\u201d di circa 70 are da cui ricavare per un lungo periodo circa 50 quintali di uva di uva da vino all\u2019anno&#8221;.<br \/>\n<strong>Poi i vigneti furono assurdamente formattati: come accadde?<br \/>\n<\/strong>&#8220;Dopo circa dieci anni, a causa anche di una politica Comunitaria Europea che si diceva tesa a favorire in quel tempo altre realt\u00e0, nonch\u00e9, attraverso contributi fino a dieci milioni di lire all\u2019ettaro per l\u2019espianto, il nostro vitigno emigr\u00f2&#8221;.<br \/>\nIn loco per\u00f2 qualcuno non si arrese a tali politiche scellerate tese a favorire altre nazioni d\u2019Europa con la complicit\u00e0 delle quinte colonne politiche italiane\u2026\u2026<br \/>\n&#8220;Perdevamo il vitigno, ma per la sensibilit\u00e0 di Raimondo Massaro, che apriva un\u2019enoteca chiamandola, non a caso, proprio \u201cBianco d\u2019Alessano\u201d, avevamo ancora l\u2019occasione di sentirlo nostalgicamente vicino&#8221;.<br \/>\n<strong>Torniamo al giorno d\u2019oggi\u2026<br \/>\n<\/strong>&#8220;In una bella mattina di ottobre siamo partiti da piazza Mercato, nel centro storico, alla volta della zona di Bitetto, nel Barese, per ritirare 40 vitigni in vaso in precedenza ordinati.<br \/>\nEntusiasti per l\u2019insperato buon esito della laboriosa ricerca nei rari luoghi di produzione, siamo tornati a casa carichi di aspettative e fieri di riconsegnare al paese il bene perduto&#8221;.<br \/>\n<strong>A volte i sogni si avverano\u2026<br \/>\n<\/strong>&#8220;Gi\u00e0. Qui li abbiamo affidati in custodia all\u2019amico Fernando, vecchio compagno di scuola e a Francesco, non solo sodali nel progetto, ma anche compartecipi del sentimento di essere solo gli strumenti dei sogni di un paese intero&#8221;.<br \/>\n<strong>Dove sono adesso le piante?<br \/>\n<\/strong>&#8220;Da ottobre fino ai primi di gennaio 2022, la principale cura, per la realizzazione del piccolo vigneto, un fazzoletto in contrada \u201cMatine\u201d, \u00e8 stata quella di preparare il terreno per far \u201cemergere il buon Genio del Luogo\u201d.<br \/>\nNon \u00e8 sembrata al momento una gran fatica, semmai un orgoglio, consapevoli che questo nostro darci da fare per sole 40 piante era in fondo il modo per simboleggiare un evento, un ritorno che altri, veri esperti, potranno prendere come spunto per creare qualcosa di pi\u00f9 importante per Alessano.<br \/>\nIl 21 gennaio, col favore di un intervallo di tempo benevolo e benaugurante, abbiamo completato il vigneto con l\u2019utilizzo delle migliori conoscenze e tecniche a disposizione, ricavando 8 filari orientati in direzione est-ovest in modo che il sole ne baci i grappoli tutto il giorno&#8221;.<br \/>\n<strong>Lieto fine per il vitigno autoctono\u2026<br \/>\n<\/strong>&#8220;La mission che ci eravamo imposta \u00e8 conclusa. Veder crescere questi arbusti rampicanti sar\u00e0 per noi l\u2019occasione di gioire e nel tempo, come \u201cquattro amici al bar\u201d, rivivere con tenerezza la singolare esperienza&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bianco d\u2019Alessano, vitigno back to futureFRANCESCO GRECO &#8211;\u00a0Questa \u00e8 una storia che riecheggia le radici magno-greche di Terra d\u2019Otranto, sospese fra odissea e anabasi. 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